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Burnout

Fenomeno occupazionale riconosciuto dall'OMS: esaurimento dell'energia, distanza mentale dal lavoro, calo dell'efficacia. Nasce da stress lavorativo cronico non gestito e non passa con il riposo.

Il burnout è riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come fenomeno occupazionale che nasce da stress lavorativo cronico non gestito: esaurimento dell’energia, distanza mentale dal lavoro, calo dell’efficacia. Si distingue dalla stanchezza normale perché non passa con il riposo.

Vale la pena usare la parola bene, perché viene abusata. Nel linguaggio corrente «burnout» significa «sono stanco», ma dal 2019 l’OMS lo ha incluso nella classificazione internazionale delle malattie, l’ICD-11, definendolo non una malattia ma una sindrome che deriva da uno stress lavorativo cronico non gestito con successo. Lo descrive lungo tre dimensioni precise: l’esaurimento dell’energia, la sensazione di essere svuotati; la distanza mentale dal proprio lavoro, un cinismo verso ciò che prima appassionava; e il calo dell’efficacia professionale, il sentirsi improvvisamente lenti e inadeguati.

La differenza con la stanchezza è tutta qui: la stanchezza passa con il riposo, il burnout no, perché non è un problema di ore di sonno ma di senso e di logoramento prolungato. E l’imprenditore è un candidato particolarmente esposto, perché lo stress cronico non gestito è quasi la definizione del suo lavoro nei periodi difficili. Riconoscere i propri segnali per tempo, invece di considerare la stanchezza un titolo di merito, è una forma di prudenza, non di debolezza.

[LA VOCE DELL’ADVISOR]

Nei periodi difficili ho visto spesso imprenditori portare la stanchezza come un distintivo, come se dormire poco e non staccare mai fosse la prova di quanto ci tenessero. Quello che provo a far passare è che l’azienda non ha bisogno di te esausto, ha bisogno di te lucido, e le decisioni peggiori nascono quasi sempre da una testa svuotata che non se ne accorge. Fermarsi prima, delegare una parte, difendere un giorno vero di riposo non è un lusso da concedersi quando le cose vanno bene: è la manutenzione dello strumento con cui decidi, e va fatta soprattutto quando sembra che non ci sia tempo.

Il capitolo 6 de «Il Costruttore di Valore» racconta fin dove può arrivare chi ignora a lungo questi segnali. Qui basti il principio: il crollo, quando arriva, non chiede il permesso, e aspettarlo per correre ai ripari è la scelta più costosa di tutte. Non serve toccare il fondo per capirlo, serve smettere di trattare la stanchezza come una medaglia.

La lettera del costruttore

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