Passaggio generazionale
Il momento in cui la guida e la proprietà di un'impresa passano da una generazione alla successiva: statisticamente la prova più letale per le aziende familiari.
Il passaggio generazionale è il momento in cui la guida e la proprietà di un’impresa passano da una generazione alla successiva: statisticamente la prova più letale per le aziende familiari, dato che la maggioranza non supera il primo passaggio. Si affronta separando con chiarezza la proprietà, che si eredita, dalla gestione, che è un mestiere e va imparata.
Questa distinzione è il cuore di tutto. La proprietà si trasmette con un atto: le quote passano ai figli, e da quel momento sono soci. La gestione no. Guidare l’azienda è un lavoro che si impara come ogni altro, con anni di pratica e di errori, e il fatto di aver ereditato metà delle quote non insegna a leggere un bilancio, a trattare con una banca o a tenere insieme un gruppo di persone. Confondere le due cose, dare per scontato che chi eredita la proprietà sia anche pronto a gestire, è la trappola in cui cade la maggior parte delle famiglie.
Perché è così pericoloso. Un terzo abbondante delle imprese familiari non sopravvive al fondatore, e quasi mai per colpa dei numeri. L’azienda è cresciuta intorno a una persona sola, che teneva tutto in testa e firmava tutto di suo pugno, e quando quella persona si ammala, si ritira o muore, l’impresa scopre di non avere né regole scritte né un erede preparato a decidere. Il vuoto si riempie di liti tra fratelli, di ruoli mai chiariti, di rancori familiari che diventano guerre societarie.
[LA VOCE DELL’ADVISOR]
La frase che sento più spesso, quando provo ad aprire il discorso del passaggio, è «c’è tempo». Quasi sempre non ce n’è quanto si crede, perché un passaggio fatto bene ha bisogno di anni, non di mesi: il tempo di mandare i figli a imparare il mestiere sul serio, di capire chi ha davvero voglia e testa per guidare, di scrivere le regole mentre in famiglia il clima è ancora sereno. Chi comincia presto affronta una transizione preparata; chi rimanda si ritrova a improvvisarla nel momento peggiore, quando manca la persona che teneva tutto insieme. Il momento buono per parlarne è sempre prima di quando sembra necessario.
Il modo di affrontarlo non è rimandare. È cominciare mentre il fondatore c’è ancora ed è lucido: mandare i figli a imparare il mestiere davvero, magari prima altrove, scrivere le regole di chi comanda finché il clima è sereno, distinguere chi avrà le quote da chi avrà la guida. Il passaggio riuscito non è un evento improvviso, è una transizione preparata per anni, ed è per questo che le domande giuste vanno fatte quando c’è ancora tempo per rispondere.