Pivot
Cambiare rotta tenendo fermo l'obiettivo: riconoscere che la versione attuale dell'idea non funziona e riscriverla, senza tradire il fine.
Il pivot è cambiare rotta tenendo fermo l’obiettivo. Vuol dire riconoscere che la versione attuale della tua idea non sta funzionando e avere il coraggio di riscriverla, senza però tradire il fine che ti eri dato. È il segno della tenacia vera, quella che cambia il metodo pur di arrivare, e l’opposto della testardaggine, che si innamora del metodo e finisce per dimenticare a cosa serviva.
Per un imprenditore la difficoltà non è capire quando qualcosa non va, ma distinguere il momento in cui insistere è ancora perseveranza dal momento in cui è già solo ostinazione. Il pivot non è arrendersi né saltare di palo in frasca a ogni difficoltà: è mantenere il traguardo e cambiare la strada per raggiungerlo. Un esempio generico: parti vendendo uno strumento e ti accorgi che i clienti usano con entusiasmo solo una sua piccola funzione secondaria, ignorando il resto. Il pivot è mettere da parte il prodotto grande e costruire l’azienda attorno a quella funzione che il mercato ha già scelto per te.
Richiede due cose insieme, difficili da tenere: l’onestà di ammettere che la prima idea era sbagliata e la fedeltà allo scopo che ti aveva mosso.
[LA VOCE DELL’ADVISOR]
Ho visto più aziende morire per un pivot mancato che per uno sbagliato. Nella mia esperienza il momento più pericoloso non è quando si cambia rotta, ma quando ci si rifiuta di cambiarla per non ammettere che la prima idea non reggeva. Gli imprenditori più solidi che ho incontrato tenevano separati con lucidità due piani: lo scopo, a cui restavano fedeli per anni, e il modo di raggiungerlo, che erano pronti a riscrivere senza dramma. Se l’idea di partenza ti pesa più dello scopo per cui l’avevi avuta, è probabilmente ora di un pivot.