Dilemma dell'innovatore
Paradosso per cui aziende ben gestite falliscono proprio perché ascoltano i clienti migliori e difendono i prodotti più redditizi, trascurando le tecnologie nuove che poi ridisegnano il mercato.
Il dilemma dell’innovatore è il paradosso descritto da Clayton Christensen per cui aziende ben gestite falliscono non nonostante le loro virtù, ma a causa di quelle stesse virtù. Ascoltano i clienti migliori, migliorano i prodotti più redditizi, curano i margini, e proprio così trascurano le tecnologie nuove che all’inizio sembrano scadenti e marginali, ma che col tempo maturano e ridisegnano il mercato.
Il nodo è che la trappola è fatta di scelte ragionevoli. Quando compare un’alternativa più economica e più rozza, la tua azienda la guarda dall’alto: rende meno, serve clienti che ti interessano poco, e ogni analisi seria ti dice di investire dove il ritorno è certo, cioè sul tuo prodotto forte. Nessuna di queste decisioni è stupida presa da sola. Il guaio è la loro somma nel tempo, mentre l’alternativa scartata migliora in silenzio e un giorno diventa abbastanza buona anche per i tuoi clienti, a un prezzo che tu non puoi più permetterti.
Per un imprenditore la lezione è scomoda: il tuo successo attuale è anche la fonte del tuo prossimo punto cieco. Le stesse cose che ti hanno portato fin qui, i clienti che ti amano e i prodotti che rendono, sono le lenti che ti impediscono di prendere sul serio ciò che un domani ti sostituirà.
[ERRORE DA EVITARE]
Non giudicare una tecnologia nascente con i numeri della tua attività matura. Se misuri il nuovo con i margini e i volumi del vecchio, uscirà sempre perdente e lo scarterai, che è esattamente la mossa che ti condanna. Il segnale d’allarme è quando liquidi qualcosa come giocattolo per pochi: chiediti non quanto rende oggi, ma dove sarà tra qualche anno se continua a migliorare al ritmo attuale.