Organizzazione ambidestra
Azienda capace, allo stesso tempo, di sfruttare bene ciò che già fa e di esplorare il nuovo che la sostituirà, tenendo insieme l'efficienza del presente e la sperimentazione del futuro.
L’organizzazione ambidestra è l’azienda capace, nello stesso momento, di sfruttare bene ciò che già fa e di esplorare il nuovo che un giorno la sostituirà. Il concetto, di Charles O’Reilly e Michael Tushman, prende il nome dalla capacità di usare bene entrambe le mani: da un lato spremere efficienza dal business che rende oggi, dall’altro sperimentare ciò che renderà domani.
La difficoltà è che le due attività chiedono logiche opposte e mal si sopportano. Sfruttare ciò che funziona premia la disciplina, la standardizzazione, il taglio degli sprechi, l’affidabilità: si tratta di fare sempre meglio la stessa cosa. Esplorare il nuovo chiede l’esatto contrario, cioè tolleranza per l’errore, tempi lunghi, budget che spesso non tornano e una buona dose di fallimenti utili. Se lasci che la prima logica governi anche la seconda, l’efficienza del presente soffoca ogni germoglio di futuro, perché ogni esperimento sembrerà uno spreco rispetto al reparto che macina utili.
Per un imprenditore la sfida è tenere le due cose vive insieme senza che l’una divori l’altra. Non basta dire che innoverai: se l’esplorazione condivide budget, persone e criteri di giudizio con la macchina che produce il fatturato di oggi, perde sempre, perché nel breve rende meno. Proteggerla, dandole spazio e regole proprie, è ciò che distingue chi dura da chi viene superato.
[ERRORE DA EVITARE]
Non giudicare gli esperimenti con gli stessi metri del business maturo. Se chiedi a un progetto esplorativo gli stessi margini, tempi e certezze del tuo reparto consolidato, lo ucciderai prima che dimostri qualcosa, e ti sembrerà pure una scelta prudente. L’errore non è smettere di innovare a parole, è affamare l’innovazione nei fatti, tenendola a bilancio accanto al business che rende e stupendosi che perda sempre il confronto.