Resilienza
Non un tratto di carattere innato ma un'abilità che si costruisce: una riserva che compra tempo, relazioni curate, una vita non tutta dentro l'azienda e una linea rossa decisa a freddo.
La resilienza non è la durezza di chi non sente i colpi, e non è un tratto di carattere con cui si nasce fortunati. È un’abilità che si costruisce prima che la tempesta arrivi, con scelte concrete e poco eroiche. Ridurla a forza di volontà è l’errore che la rende inutile proprio quando serve, perché la volontà da sola, sotto un colpo abbastanza duro, non basta.
Per chi fa impresa la resilienza poggia su alcuni pilastri molto materiali. Il primo è una riserva di liquidità che compra tempo: davanti a un imprevisto, chi ha cassa può decidere con calma, chi non ne ha è costretto a subire. Il secondo sono le relazioni curate nei tempi buoni, quelle a cui puoi chiedere aiuto perché hai dato aiuto prima. Il terzo è una vita che non coincide al cento per cento con l’azienda, così che un rovescio professionale non ti porti via tutto insieme. Il quarto è una linea rossa decisa a mente fredda, ciò che non ti puoi permettere di perdere e che non metterai mai sul tavolo. Pensa a due imprenditori colpiti dallo stesso calo di fatturato: chi aveva costruito questi appoggi assorbe e riparte, chi aveva puntato tutto sull’azienda e sul momento buono si trova senza margini.
La lezione è che la resilienza si prepara quando le cose vanno bene, non si improvvisa quando vanno male.
[LA VOCE DELL’ADVISOR]
Ho visto spesso imprenditori fortissimi di carattere crollare per un problema che, con un po’ di cassa in più o una relazione tenuta viva, avrebbero attraversato senza drammi. La resilienza che regge non è quella che si mostra nel momento della crisi, è quella che si è costruita mesi o anni prima, quando tutto andava bene e sembrava inutile tenere una riserva o coltivare un rapporto senza tornaconto immediato. Quando le cose girano, il mio consiglio è quasi sempre lo stesso: usa il tempo buono per preparare quello cattivo, perché arriverà.