Crescita post-traumatica
Il cambiamento positivo che può nascere dall'aver attraversato una prova dura: relazioni più vere, priorità più chiare, forza e senso nuovi. Non cancella il dolore e non è automatica.
La crescita post-traumatica è il cambiamento positivo che può nascere dall’aver attraversato una prova dura. Studiata dagli psicologi Richard Tedeschi e Lawrence Calhoun, descrive come, dopo una crisi seria, alcune persone escano con relazioni più autentiche, priorità più chiare, una forza personale che non si conoscevano e un senso nuovo di ciò che conta.
Vale la pena tenerla distinta da due idee vicine che non sono la stessa cosa. Non è la resilienza, che è la capacità di reggere l’urto e tornare al punto di partenza. Qui non torni indietro: cambi, e il te di dopo è diverso da quello di prima. E non è la retorica consolatoria per cui ogni disgrazia sarebbe una benedizione travestita. Il dolore resta dolore, la perdita resta perdita, e la crescita non cancella la ferita, semmai le convive accanto.
Per un imprenditore questo tema arriva presto, perché il mestiere è fatto anche di fallimenti, rotture e stagioni buie. Pensa a chi, dopo aver chiuso un’attività a cui teneva, scopre di aver imparato a distinguere ciò che è davvero importante da ciò che credeva importante, e riparte con un metro più solido. Quella lucidità nuova non era gratis e non era garantita: è il possibile frutto, non il premio automatico, di una prova attraversata fino in fondo invece che rimossa.
[LA VOCE DELL’ADVISOR]
Ho visto spesso imprenditori uscire dal periodo peggiore della loro vita professionale più asciutti e più lucidi di prima, capaci di scelte che da sereni non avrebbero saputo fare. Ma ho imparato a non dirlo mentre la ferita è ancora aperta, perché in quel momento suona come una consolazione facile, e giusto sarebbe che restasse in gola. La crescita, quando arriva, arriva dopo, e arriva a chi ha avuto il coraggio di guardare la prova in faccia invece di far finta che non fosse successo nulla.