Engagement
Il grado di coinvolgimento emotivo e motivazionale con cui le persone lavorano. Dove è alto cala il turnover e crescono i risultati, e dipende molto dalla qualità dei capi diretti.
L’engagement è il grado di coinvolgimento emotivo e motivazionale con cui le persone lavorano. Non va confuso con la presenza: puoi avere uffici pieni e teste altrove. Una persona ingaggiata mette nel lavoro un pezzo di sé che nessun contratto può obbligare a dare, l’attenzione in più, l’idea non richiesta, la telefonata al cliente fatta bene anche quando nessuno controlla.
Per chi fa impresa conta perché è la differenza tra un’organizzazione che funziona solo quando la spingi e una che cammina anche senza di te. Dove l’engagement è alto le persone restano, e chi resta accumula competenza invece di ricominciare da capo ogni volta; dove è basso il lavoro si fa al minimo sindacale e il ricambio continuo brucia tempo e denaro. Il fattore che pesa di più non è la sala relax o il monte premi, ma la qualità del rapporto con il capo diretto. Pensa a due squadre nella stessa azienda, stesse regole e stessi benefici: sotto un responsabile che ascolta e dà riscontri crescono, sotto uno che comanda e sparisce si spengono. La cornice è identica, cambia chi hanno davanti ogni giorno.
Ecco perché l’engagement non si compra con un’iniziativa una tantum. Si costruisce nella relazione quotidiana, e i tuoi capi intermedi ne sono i veri custodi.
[ERRORE DA EVITARE]
Curare i benefit e trascurare i capi. È facile pensare che le persone si ingaggino con un premio, una festa aziendale o una sala nuova, perché sono cose visibili e si mettono a bilancio in fretta. Ma se poi le stesse persone lavorano ogni giorno sotto un responsabile che non ascolta e non riconosce nulla, il premio non tiene: se ne vanno lo stesso, con il benefit in tasca. Prima di aggiungere vantaggi, guarda chi hai messo a guidare gli altri e come lo fa. È lì che l’engagement si crea o si distrugge.