Servant leadership
Un modo di guidare che parte dal desiderio di essere utile agli altri e non dal bisogno di potere: il banco di prova è se chi è guidato cresce e diventa più capace.
La servant leadership è un modo di guidare, coniato da Robert Greenleaf, che rovescia il punto di partenza: si guida perché si desidera essere utili agli altri, non perché si ha bisogno di comandare. Il capo, in questa idea, esiste per rimuovere ostacoli, dare mezzi e far crescere le persone, non per essere servito da loro. Il banco di prova è netto e scomodo: chi è guidato diventa più autonomo, più capace, a sua volta più disposto a servire? Se sì, funziona; se le persone restano dipendenti e piccole, non è servant leadership, è solo un’etichetta gentile su un vecchio comando.
Per un imprenditore è un’idea concreta, non buonismo. Un’azienda che cresce solo se il fondatore decide ogni cosa ha un tetto basso e un rischio alto. Mettere le persone in condizione di decidere e di sbagliare è ciò che ti fa smettere di essere il collo di bottiglia di tutto. Un esempio: davanti a un errore di un collaboratore, il capo padrone lo copre o lo punisce; il capo che serve gli chiede cosa gli è mancato per decidere meglio la prossima volta, e glielo dà.
Servire, qui, non significa essere morbidi: significa pretendere molto dando molto, e misurare il proprio successo dalla crescita degli altri.
[TIPS & TRICKS]
Misura la tua leadership dalla crescita di chi guidi, non dalla tua indispensabilità. Una prova semplice: prova a stare lontano dall’azienda per due settimane e guarda cosa succede. Se tutto si blocca in tua assenza, non sei un leader forte, sei un collo di bottiglia. Se le cose vanno avanti e qualcuno ha deciso bene al posto tuo, hai costruito persone, che è il vero lavoro di chi guida. Chiediti spesso: chi mi sta accanto è più capace e autonomo di un anno fa? La risposta vale più di qualunque organigramma.