Sicurezza psicologica
Clima di squadra in cui le persone si sentono libere di parlare, ammettere un errore o avanzare un dubbio senza temere umiliazioni o ritorsioni. Da essa dipende la capacità di un gruppo di imparare.
La sicurezza psicologica, studiata da Amy Edmondson, è il clima in cui le persone di una squadra si sentono libere di parlare: ammettere un errore, fare una domanda che potrebbe sembrare ingenua, dire «secondo me stiamo sbagliando» a chi comanda. Non è un ambiente morbido dove nessuno pretende nulla. È l’opposto: proprio perché nessuno teme di essere umiliato per aver alzato la mano, i problemi vengono fuori quando sono ancora piccoli, invece di esplodere dopo.
Per chi guida un’impresa è più di una questione di clima. Dove manca, gli errori si nascondono, i dubbi si tengono per sé e le cattive notizie arrivano tardi, quando costano care. Immagina un collaboratore che si accorge di un difetto ma sa che, a segnalarlo, verrà trattato come colui che porta guai: sta zitto, e il difetto arriva al cliente. La sicurezza psicologica non nasce da un discorso, ma da come reagisci la prima volta che qualcuno ti contraddice o ti confessa uno sbaglio. Quella reazione insegna a tutti se conviene parlare o tacere.
[TIPS & TRICKS]
Cura il momento in cui qualcuno ti porta una cattiva notizia. È il test che decide tutto. Se chi ti confessa un errore viene ringraziato per averlo detto in tempo, gli altri impareranno a parlare presto. Se viene punito, impareranno a nascondere. Non significa non chiedere conto delle cose: significa distinguere l’errore onesto, che va fatto emergere, dalla negligenza. Premia il coraggio di dirlo, e avrai un’azienda che ti avverte prima che sia tardi.