KPI
I pochi numeri che misurano davvero come sta andando un'attività, scelti perché ciò che si misura si riesce a gestire, senza affogare in cruscotti inutili.
I KPI, indicatori chiave di prestazione, sono i pochi numeri che dicono davvero come sta andando un’attività. Il principio da cui nascono è semplice: ciò che si misura si riesce a gestire, mentre ciò che resta a sensazione sfugge di mano. La parola che conta, però, è “pochi”. Un KPI serve solo se è collegato a una leva su cui puoi agire e se lo guardi abbastanza spesso da correggere la rotta in tempo.
Per un imprenditore il valore non sta nell’avere tanti dati, ma nello scegliere quelli giusti. Ogni attività ha una manciata di numeri che raccontano la sua salute vera: quanto costa portare a casa un cliente, quanti se ne perdono ogni mese, quanti giorni passano tra il lavoro fatto e l’incasso, quanto rende ogni linea di prodotto. Un esempio: un laboratorio che segue ogni giorno tempi di consegna e resi scopre un problema di qualità settimane prima che si traduca in clienti persi, mentre chi guarda solo il fatturato di fine anno se ne accorge quando è tardi.
Il rischio non è misurare poco, ma misurare troppo e male, riempiendosi di cruscotti colorati che nessuno usa per decidere.
[ERRORE DA EVITARE]
Confondere il cruscotto pieno con il controllo. Il segnale d’allarme è la dashboard con trenta indicatori che tutti guardano e nessuno usa per cambiare qualcosa. Misurare tanto dà l’illusione di avere in pugno l’azienda, ma un numero che non fa scattare una decisione è solo rumore che costa tempo. Tieni i pochi indicatori legati a una leva concreta, mettici accanto una soglia che fa suonare l’allarme, e lascia perdere il resto. Meglio cinque numeri che leggi e su cui agisci che cinquanta che ammiri e dimentichi.