Patto tra soci
Accordo scritto che regola la vita della società tra chi la possiede: chi decide cosa, come si dividono ruoli e quote, e cosa succede se un socio esce, si ammala o muore.
Il patto tra soci è l’accordo scritto che regola la vita della società tra chi la possiede: chi decide cosa, come si dividono ruoli e quote, e soprattutto cosa succede se un socio vuole uscire, si ammala, muore o smette di lavorare come dovrebbe. Si firma quando i rapporti sono buoni, proprio per proteggerli quando non lo saranno.
È il documento che quasi nessuno scrive all’inizio, per una ragione comprensibile e sbagliata: parlarne a freddo sembra un atto di sfiducia. In realtà è il contrario. Finché vi fidate e vi volete bene siete nell’unico momento in cui riuscirete a essere davvero equi l’uno con l’altro. Quando il rapporto si è già incrinato, ogni clausola diventa un’arma e non si trova più un accordo su niente.
Un buon patto guarda in faccia le cose scomode. Dice come si decide: quali materie passano dall’unanimità e quali dalla maggioranza, e cosa si fa quando il voto si blocca. Regola le uscite con la prelazione, che dà a chi resta il diritto di comprare per primo, e il gradimento, che filtra chi può entrare al posto di chi se ne va, così non ti ritrovi socio uno sconosciuto o un concorrente. Prevede il caso della morte e della malattia, con quale tempistica e con quale criterio si calcola il valore delle quote, perché è proprio sul prezzo che si combattono le guerre peggiori. E fissa in anticipo un metodo per valutare la società, invece di lasciarlo a una perizia fatta nel pieno della lite.
[ERRORE DA EVITARE]
Il cinquanta e cinquanta scelto per amicizia. Due soci che partono alla pari spesso dividono le quote a metà esatta, per rispetto reciproco, e non scrivono nulla perché tra loro c’è fiducia. È la struttura più fragile che esista: il giorno in cui non sono d’accordo nessuno dei due può decidere, e l’azienda si paralizza proprio quando avrebbe più bisogno di una direzione. Il segnale d’allarme è la frase «tra noi non servono le carte»: è vero finché vi volete bene, ed è esattamente per il dopo che le carte servono. Non rimandare il patto perché il rapporto è buono, perché quello è l’unico momento in cui riuscirete a scriverlo con equità.
Non serve che tu sappia redigere queste clausole. Serve che tu sappia che esistono e che le pretenda. Un patto tra soci scritto bene è la cosa più economica che comprerai mai, rapportata a quanto ti risparmia: non è un atto di sfiducia, è il più grande atto di rispetto che dei soci possano farsi a vicenda.