Pratica deliberata
Esercizio mirato, condotto ai limiti delle proprie capacità, su obiettivi precisi e con feedback immediato. È ciò che fa crescere davvero un'abilità: non la ripetizione meccanica né il semplice accumulo di ore.
La pratica deliberata, studiata da Anders Ericsson, è la ragione per cui c’è chi fa la stessa cosa per vent’anni senza migliorare e chi in due la padroneggia. Non conta il numero di ore, conta come le spendi. La pratica che fa crescere è mirata: lavora su un punto debole preciso, si spinge appena oltre il livello a cui sei già comodo, e ti restituisce subito un segnale su cosa è andato bene e cosa no. La ripetizione meccanica di ciò che sai già fare, invece, ti tiene fermo mentre credi di allenarti.
Per un imprenditore il campo di allenamento è ovunque, ma di solito resta inutilizzato. Fai decine di trattative all’anno e non migliori, perché le affronti tutte allo stesso modo e non ti fermi mai a smontarle. Prova a scegliere una singola abilità, per esempio aprire una riunione difficile, a lavorarci sopra di proposito e a chiedere a qualcuno un ritorno onesto su come sei andato. È scomodo, perché ti mette davanti a ciò che non sai fare. Ma è lì, ai bordi della tua zona comoda, che l’abilità cresce.
[LA VOCE DELL’ADVISOR]
Ho visto spesso persone confondere l’esperienza con la crescita. Anni di mestiere non fanno un esperto, se sono anni passati a ripetere gli stessi gesti senza mai guardarli. Chi migliora davvero, tra gli imprenditori che ho affiancato, ha un’abitudine in comune: dopo le prove importanti si ferma a chiedersi cosa rifarebbe diverso, e la volta dopo cambia una cosa sola. Piccolo passo, ma nella direzione giusta.